Antonio Paradiso

Antonio Paradiso

14/03/2015 - Lo scultore

Nato a Santeramo nel 1936, Antonio Paradiso è un personaggio curioso e anomalo sulla scena della scultura italiana. È vero, è stato allievo di Marino Marini a Brera, nella fucina della grande tradizione fondata sul classico, sulla nobiltà del marmo e del bronzo. Ma la sua vocazione, da subito, è stata quella di riappropriarsi le origini. Le sue dapprima, di uomo del Sud che lavorando con rudezza amorevole la pietra di Trani e il tufo di Matera sceglieva di non imporre la sua bellezza alla materia, ma di farne emergere il potente fascino intrinseco. E poi le origini di tutti noi, il momento che l’antropologia – disciplina della quale Paradiso è un adepto tutt’altro che dilettantesco – ci insegna essere stato quello in cui l’uomo ha “visto” nella pietra, nel legno, nella creta, alcuni simboli fondamentali: l’abitare, il totem, il rapporto tra le viscere della terra e le vertigini del cielo. Paradiso ha riportato la scultura alle sue sorgenti, dando vita a molteplici operazioni in cui l’opera non vuole più rappresentare, ma si costituisce essa stessa in spazio, e forma, e luogo. Da vero primitivo moderno, Paradiso ha reso il motivo del volo di colombi uno schema visivo essenziale, ad alta densità simbolica. La pietra di Trani, opaca, possente, che evoca durezza e staticità, si trasforma in queste sculture in una trina di vuoti e pieni che indica invece la perdita di gravità, trasformandosi in un inno alla leggerezza, alla circolazione della luce e dell’aria, alla bellezza struggente delle forme naturali